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grazie all'amico sirablog
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Grazie di cuore a
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Questo è il libro scritto dal mio amico sirablog
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ne vale veramente la pena
Mi accanisco nell’analisi del senso
ossessionato dal concetto d’assillo
che come un tarlo
fomenta il mio dubbio.
Può il pensiero fustigare l’anima
in questa assurda ricerca
tra essenza e sostanza
tra forma e materia
nell’ambizione sciocca
di realizzare
la visione onirica
di un infinito oltre l’orizzonte?
Può il dolore esserne “percorso” di riscatto?
Nel buio delle mie notti insonni
mi aggiro con la mente
per questi vani tracciati pleonastici
subendone l' incongruo fascino.
Inerme
non ho voglia né forza per difendermi da questo
non ho forza né voglia di lottare per questo
La mente sanguina
Il mio cuore è infetto
Le idee tagliano come lame
aiutate dalla meschinità delle mie miserie
oltre che da qualche bicchiere di troppo.
Galleggio impotente
in questo spazio
senza sfondo né figura
aspirando ad una definizione
ma vivendo la mimesi
dell’uomo imperfetto
L'unico mio sostegno
è la speranza
che il dubbio
alimenti ancora
l’esigenza della ricerca
nonostante tutto

Spesso non riesco a capire il perché delle cose!! Niente sembra avere senso…a volte!! Perché tutto ciò che potrebbe essere facile, lineare, logico diventa invece irrimediabilmente complicato?? Perché??
Il doversi confrontare continuamente con “l’impossibilità della ragione”, vera essenza dell’inferno su questa terra, diventa logorante…assurdo!!
Confluiscono tante energie negative che attaccano l’individuo…troppe!!
Qual è la difesa??
Come si può resistere??
Il tempo passa…lento,… inesorabile…non risparmia nessuno!! Uno dopo l’altro, lentamente, granelli di sabbia spietata riempiono la terribile clessidra della nostra vita!! Ed ogni maledetto granello contiene le esperienze, i dubbi irrisolti e le domande spesso illogiche che ognuno ha dentro…sempre più irrisolte…sempre più dentro… inside!! Come si fa ad arrivare indenni alla porta di transito,… al dazio che separa la dimensione terrena da quella “dimensione altra” il cui passaggio, comunemente, viene chiamato “morte”??
E quali terribili introspezioni accompagneranno il momento del mio trapasso??
Oh cazzo….
Ho di nuovo bevuto troppo!!
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La vedo nella penombra, appoggiata quasi distrattamente come se dormisse. Alta, snella, i contorni delineati da una quasi luce proveniente chissà da dove. Le curve, le forme…. perfetta!! Quante ore passate ad accarezzarla, a toccarla… quante lacrime versatele sopra… quanti ricordi…! Lei è sempre lì, compagna fedele… forse l’unica! Non c’è ricordo della mia vita dove lei non ci sia. Discreta presenza la sua, non si è mai negata soddisfacendo ogni mia voglia, ogni mio desiderio, ogni mia bramosia.
La mia chitarra, mia da più di trent’anni. Ne possiedo altre, ma lei è la mia. Le altre possono essere mie, ma non le mie. Glielo devo, sono in debito con lei. Lei che mi ha guidato verso gli intricati labirinti del pentagramma, verso i complicati sistemi delle divisioni e delle misure. Mi si dona ogni giorno, mi dà la possibilità di esprimere le mie emozioni.
Si, perché la musica scavalca le barriere umane, i meccanismi razionali. Entra e parte direttamente dal profondo. La musica non si pensa… si sente, e non solo con l’orecchio.
Si sente con il cuore!
Perdonami mia cara Eko Ranger. Perdonami per tutte le volte che ti ho trattato male, per tutte quelle volte che ti ho maledetto, che ho maledetto chi ti aveva inventata, per tutte quelle volte che ti ho fatto toccare, violentare da altri, per tutte quelle volte che ti ho montato corde scadenti castrandoti il suono; Perdonami per tutte le volte che ti ho trascurata, e sono state tante e per tutte le volte che ti ho strapazzato.
Sappi però che sei e rimarrai l’unica, vera, assolutamente mia..... compagna fedele!!
Nelle notti baciate dal morbido manto di soffusa e gentile luce lunare, quando le città finalmente si addormentano cercando di esorcizzare i mille fantasmi che ne attanagliano le architettoniche strutture, e quando il popolo della notte esce allo scoperto riversandosi confusamente per le strade ormai vuote in cerca di un delicato momento di rivincita nei confronti della scontata e troppo banale vita diurna fatta di cartellini da timbrare e da false cortesie convenzionali, io mi ritrovo a combattere i tanti spettri delle mie innumerevoli dimensioni parallele, le angosce affiorate, come per incanto, da quell’intricato labirinto oscuro che è la sede della nostra essenza, la zona più profonda e forse la più misteriosa, della nostra stessa esistenza.
Non importa quello che si sta facendo. La tv, il computer oppure semplicemente il nulla.
Questa è una guerra discreta, che si combatte nei meandri dell’anima e che tutto sommato, è molto facile da nascondere alla vista ed alla percezione di chi ti circonda.
E’ una triste ambivalenza l’avere una maschera da clown felice e sorridente ed usarla tragicamente per nascondere le lacrime.
Le varie sensazioni contorte e gli stati d’animo antitetici si contendono a morsi e pugni lo spazio dell’anima al fine di guadagnare qualche metro di terreno dove poter scavare le proprie trincee. E’ una guerra senza tempo, senza muri né confini… assurda! E’ strano prostrarsi a questa triste ed intensa malinconia accorgendosi pian piano che forse non è poi così male. Assapori quasi con voluttà quest’intenso retrogusto di fiele ed aspirina, godendo di questa strana malinconia, di questa triste nostalgia. Di cosa poi…. non lo saprai mai.
Cerchi una tua identità mentale, ma non riesci a focalizzarla; senti solo questa felice tristezza che dolcemente ti avvolge.
I ricordi, i desideri e forse anche i rimpianti ti lacerano, attaccando violentemente con spasmi tremendi, le pareti addominali della tua materia. Adesso non è solo la mente interessata a questi eventi, ma il corpo la segue totalmente facendoti vivere più intensamente il momento e rispettando così quella unicità indissolubile che ci fa essere uomo: l’anima ed il corpo.
E’ bello alzarsi la mattina presto, quando la luce del sole che nasce non ha ancora preso del tutto il sopravvento sulle ultime ombre della notte lenta ad andare via. Le strade cittadine quasi deserte, un’auto frettolosa con i fari accesi che non si sa se sia più nottambula o mattiniera...i bar aperti da poco che accolgono persone diverse; il popolo della notte che si ritira stanco, assonnato, quasi svogliato e i lavoratori dell’alba che si apprestano ad incominciare la loro dura giornata con una grinta da invidia. Tutti con lo stesso intento…soddisfare il palato con una tazzina di buon caffè caldo e cremoso, denso al punto che lo zucchero affonda con difficoltà galleggiando un po’ prima di sciogliersi ed amalgamarsi in quel nettare gustoso e denso, servito su di una tazzina bollente che ti scotta le dita e le labbra. Tutto ha un fascino particolare, il caos della metropoli è lontano, si crede quasi che non ci possa appartenere. Si apprezza il momento.
Con in bocca il sapore forte del caffè, accendo una sigaretta; la prima della giornata. Ha un sapore diverso…..più mio!
Sarà strano, ma la vita mi ha insegnato ad apprezzare questi piccoli piaceri quotidiani, piccoli, ma immensi . La felicità sta proprio nel sapere apprezzare le piccole cose, e forse si apprezzano di più quando sono state assenti per tanto tempo, troppo tempo!
Strano animale l’uomo. Strano ed affascinante, violento, dolce, realista, sognatore, banale, profondo, intellettuale e molto altro ancora.
Metto in moto la macchina e mi avvio verso il lungomare della plaja ed è bello guidare dolcemente e senza fretta, apprezzando i palazzi ancora assonnati, i negozi ancora chiusi, il camion della raccolta dei rifiuti già all’opera. La palla del sole che comincia ad accecarti è già a mezz’aria tra il mare ed il cielo e la radio suona canzoni lente, colonna sonora della notte appena passata.
Osservo il mare ed ha un colore indefinibile, esclusivo di questa porzione di tempo; grigio in superficie e blu misto a nero di sottofondo, con innumerevoli richiami verdi ed azzurri che si confondono con l’azzurro del cielo e che annullano quasi completamente la linea dell’orizzonte. Che belle emozioni! Mi si gonfia il cuore, divento proprio un saggio di altri tempi. Si, perché chi è il saggio se non colui che realizza il presente, colui cioè che quando vede un sole che nasce gode per le sensazioni che prova da quella vista ed inneggia alla vita!
Mi chiedo come si possa passare così rapidamente da uno stato di confusione ad uno stato di profondo benessere, stato in cui si apprezzano anche le piccole cose quotidiane, cose che si è portati a vedere con una luce diversa. Sarà perché ora tengo saldo nella tasca interna del mio giaccone, uno strumento per me ormai indispensabile: un piccolo telefonino Motorola che attendo vibrare.