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grazie di cuore a
per questo premio
grazie a attimideterno
per il premio
grazie all'amico sirablog
per il premio
Grazie di cuore a
per la loro amicizia
Questo è il libro scritto dal mio amico sirablog
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ne vale veramente la pena
Fermo
Muto osservatore degli eventi
Impassibile
Soggiaciuto
Piegato
soccombente
arreso
Chi mi conosce dice che ho grosse difficoltà ad accettare quello che non capisco
e sicuramente è vero
Testardo e cocciuto di un siciliano
Me ne vado a morire per le idee in cui credo
fino a farmi male e senza arrendermi mai
nemmeno di fronte alle evidenze
Fatti… persone… idee… opinioni differenti…
Tutto è interessante… ma non determinante
La lotta è bella ed io so lottare senza paura
Sempre
Ma adesso sono in un periodo strano che capisco poco
mi sento in un tunnel
Come se fossi sull’orlo di un burrone con le mani sudate e scivolose
Mani che non riescono più ad avere presa
inefficaci
Braccia senza forze
Proprio nel momento in cui, probabilmente, mi sarebbe servito averne
Resto immobile a guardare il mondo da dietro il filo spinato che mi rende schiavo
Sovrastato da pensieri ed angosce che prostrano la volontà
Giocherello con le spine del mio delirio… pungendomi le dita
Nessun dolore disturba la mia astenia
Pensieri tanti
Ricordi
Deliri
Voglie
Innumerevoli voglie inespresse ed inesprimibili
Ho ucciso la mia maschera tanto tempo fa
e mi sento terribilmente a rischio
Chi potrà salvarmi adesso dalla mia determinazione…
Chi potrà salvarmi da me stesso…
Da sempre ogni vittoria mi ha lasciato in bocca il sapore amaro della sconfitta
Così come le sconfitte qualche volta si sono rivelate essere delle vittorie
Relatività di questo cazzo di vita
Ho tanta voglia di arrendermi… ma non ci riesco
“This is the end
The end of our elaborate plans
The end of everything that stands
The end
No safety or surprise
The end
I'll never look into your eyes again
Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need of some stranger's hand
In a desperate land”
Questa è la fine
la fine dei nostri piani elaborati,
la fine di ogni cosa stabilita,
la fine
né salvezza o sorpresa,
la fine
non guarderò nei tuoi occhi... mai più
puoi immaginarti come sarà
così senza limiti e libero
disperatamente bisognoso di una mano straniera
in un paese disperato
Mi uccidono come napalm i miei pensieri di plastica
Domande su domande…
ricordi…
parole…
emozioni non più condivise o condivisibili…
pulsioni che resteranno incompiute e sospese come il fumo che mi annienta …
sogni infranti come vetri distrutti sul muro dell’indifferenza
Immagini che fanno male più dei miei liquori inquinati
Domande per le quali non esiste nessuna risposta…
ne mai ci sarà
Perché non esiste ragione sulla terra dei se e dei ma
Nessuna ragione possibile
Soltanto questo sapore di solitudine profonda che mi impasta la bocca e mi scortica l’anima
Ancora una volta
Solo
In questo mondo falso di manichini di terracotta
Solo
con il mio destino orrendo
Solo
senza più forza per oppormi agli eventi
Non c’è più spazio per me in questo mondo
Adesso lo so
E’ la fine
“This is the end
It hurts to set you free
But you'll never follow me
The end of laughter and soft lies
The end of nights we tried to die
This is the end”
Questa è la fine
mi fa male liberarti
ma tu non mi seguirai mai
la fine delle risate e delle dolci bugie
la fine delle notti in cui tentammo di morire
Questa è la fine
Nascondo
nel margine obliquo
del mio tormento
involucri
pervasi
dalle spine di amianto
del mio peggiore incubo
Turpe d’essenza
non v’è certezza
nella mia ossessione
ne mai ci sarà
Così
l’acre sapore
del mio sudore
investe di dubbio
ogni secondo
di queste notti
d’atrocità ed insonnia
rendendole eterne
Intrigo elegante
perfezione d’intesa
estrema fusione
di anime affini
Folle idiozia
stupido abbaglio
un’insensata illusione
al color d’utopia
Basta il soffio
vago
di un gelido vento
d’incongruenza
per essere cancellato
come vapore
e scomparire
nel nulla
In quest’anamnesi
d’assurdo
anche il respiro
ferma il suo corso
annullando la vita
e m’assale
senza fine
l’agghiacciante vuoto
d’un orrido orrido
in un immenso
più grande

Ci sono dei momenti in cui mi sento così… proprio così
Un matto… un pazzo… un povero folle
Guardo la gente intorno a me e mi sento additato… nella mia diversità
La passione… il fuoco… la mia follia… a che servono??
Non serviranno pure ad un cazzo ma fanno parte di me... e mi piacciono
Sensibilità dicono… ma sensibilità di che?
La verità è che sono solo un povero pazzo
e la mia pazzia l’ho espressa tutta con fiumi… mari… oceani di parole scritte e dette
parole e minkiate che si sono infrante contro muri di “normalità” così distanti da me…
In fondo non mi sento nemmeno così solo... perché si sa…
dietro ad ogni matto c’è sempre un villaggio che lo ha reso tale
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".
Fabrizio De Andrè
Ehi
C'è qualcuno lì dentro?
Se mi senti fa' un cenno
C'è qualcuno in casa?
Dai, vieni
Sento che sei depresso
Posso alleviarti il dolore
E rimetterti in piedi
Rilassati
Prima di tutto mi servono informazioni
Solo i fatti essenziali
Fammi vedere dove ti fa male
Il dolore è sparito, ti stai come allontanando
Pennacchio di fumo d'una nave all'orizzonte
Ritorni indietro solo a ondate
Le tue labbra si muovono ma non sento che dici
Da bambino ho avuto una febbre
Mi sentivo due mani come palloni
Adesso provo di nuovo quella sensazione
Non so spiegartelo, non capiresti
Questo non sono io
Sono diventato... piacevolmente insensibile
Va bene
Solo una punturina
E non piangerai più
Ma può darsi che avrai un po' di nausea
Ce la fai a stare in piedi?
Ce la faccio, forse funziona, bene
Ti terrà in piedi per tutto lo spettacolo
Dai, è ora di andare
Il dolore è sparito ti stai come allontanando
Pennacchio di fumo d'una nave all'orizzonte
Ritorni indietro solo a ondate
Le tue labbra si muovono ma non sento che dici
Da bambino colsi
Con la coda dell'occhio
Un fuggevole movimento
Mi girai a guardare ma era sparito
Non riesco ad afferrarlo adesso
Il bambino è cresciuto
Il sogno è finito
E io sono diventato...
Piacevolmente insensibile
Roger Waters and David Gilmour
Respiro
l’odore putrido
delle mie notti d’inferno
e i fantasmi
che riaffiorano feroci
dalla ripugnanza
dei miei ricordi di sabbia
mi massacrano
lo sterno
come i tagli
di un pugnale di cristallo.
Lenta e inutile
come orpello
la mia maschera felice
mi deforma il volto
in un ghigno
di disperazione
travestita
da tragica compiacenza.
Mi agito
come mille serpenti
di amianto
cercando
una tregua
che non risponde.
Vivere o morire
da coglioni
l’antico dilemma
disperato
di ogni inquietudine.
Ma forse
proprio per questo
non me ne fotte un cazzo.
Adesso
l’unico senso possibile
l’unico vero bisogno
è riempire il baratro
vuoto
del mio bicchiere

Mi accanisco nell’analisi del senso
ossessionato dal concetto d’assillo
che come un tarlo
fomenta il mio dubbio.
Può il pensiero fustigare l’anima
in questa assurda ricerca
tra essenza e sostanza
tra forma e materia
nell’ambizione sciocca
di realizzare
la visione onirica
di un infinito oltre l’orizzonte?
Può il dolore esserne “percorso” di riscatto?
Nel buio delle mie notti insonni
mi aggiro con la mente
per questi vani tracciati pleonastici
subendone l' incongruo fascino.
Inerme
non ho voglia né forza per difendermi da questo
non ho forza né voglia di lottare per questo
La mente sanguina
Il mio cuore è infetto
Le idee tagliano come lame
aiutate dalla meschinità delle mie miserie
oltre che da qualche bicchiere di troppo.
Galleggio impotente
in questo spazio
senza sfondo né figura
aspirando ad una definizione
ma vivendo la mimesi
dell’uomo imperfetto
L'unico mio sostegno
è la speranza
che il dubbio
alimenti ancora
l’esigenza della ricerca
nonostante tutto

Ingabbiato
dal mio cerchio crudele
guardo al di la del fuoco
il mondo
desiderandone l’alito
Mani gentili
mi invitano
al convivio
di una vergine
sposa
macchiata di sangue
Le mani allungo
a rubarne i pensieri
ma la vampa del rogo
brace
farà delle mie carni
quando
il vento di maestrale
disperderà
le sterili ceneri
del mio essere
un miraggio soltanto

Lentamente
ritorna angoscia
nella mia vita
tormentata
dal non senso
apparendo
come sabbie mobili
ad inghiottire
sogni e sangue.
Demoni infernali
popolano
le mie notti sudate
danzando
senza suoni
attorno ad un cerchio
di fuoco maligno.
Ho divorato
il mio cuore
in una notte
senza luna
vendendo l’anima
al miglior offerente
Ricominciare
occorre
edificando castelli
con granelli
di utopia.
Qui nel mio spazio
che sa
di metadone
riprenderò
a vivere
sorseggiando speranza.
Io che tacere
non posso

Succede che a volte non mi rendo conto delle cose e monto un mondo parallelo che serve soltanto ad alimentare sogni ed illusioni
Anche a me piacciono le favole… il mio mondo parallelo
Un mondo immaginario in cui non esiste la realtà… o se esiste è soltanto accennata
Ma i sogni crollano… e le illusioni non servono ad un cazzo
Basta poco per svegliarsi in fondo… davvero poco
Una frase letta per sbaglio… una sensazione… il canto di una canzone
Poco
Ma io sono una testa di cazzo e continuo a crederci… nonostante tutto
E faccio come quei mosconi stupidi che continuano a sbattere la testa contro il vetro di una finestra cercando una libertà che è solo mera illusione
E ci sbattono fino a morire… poveri idioti
Ecco, io sono così
Uno stupido moscone che non si rende conto che tra la realtà ed i sogni c’è una spessa lastra di vetro insuperabile... e che proprio per questo diventa “assassina”... se uno continua a sbatterci la testa contro
E non basta mezza bottiglia di tequila per far passare l’amarezza
E non basta scrivere minchiate su un blog per esorcizzare il profondo senso di vuoto e di fallimento
C’è chi scrive paragonandosi a Kant, chi ad un dio, chi sente il bisogno di sminuire i sentimenti di altri di fronte al mondo degli stronzi per non apparire debole… e chi come me si paragona ad uno stupido moscone testa di cazzo che continua a sbattere contro il vetro delle proprie illusioni fino a che morte non sopraggiunga
E vissero tutti felici e contenti