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per il premio
Grazie di cuore a
per la loro amicizia
Questo è il libro scritto dal mio amico sirablog
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ne vale veramente la pena
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
Alda Merini

Passo le notti
a rovistar nei sensi
il muto istinto.
Fremiti e turbamenti
di perdizione
che
stillano
gocce di piacere
colate
dalle cosce
umide
del mio perenne
desiderio.
Visioni,
immagini perverse
che investono
la mente
consacrandomi
al vizio.
Chi sei tu
Venere
che popoli
le mie notturne
aspirazioni?
Musa sei,
sintesi divina
di femmina
e demonio
Tu
inimitabile ossimoro
di bellezza vergine
e dissoluta puttana.
Bruciami l’anima
con cera
incandescente.
Fottimi
la mente
scopandomi il corpo
nel più violento
dei coiti.
Affini
siamo d’essenza,
come corpi
a respirar lussuria,
immortali
e complici
di un godimento
senza fine.

Non è mai facile un ritorno
Non è impresa da niente
Ma finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te
Capire il vento, la ragione, il momento
Spogliarsi di ogni incertezza, inseguire un canto
Anche se per gli altri sarà follia
Ad occhi chiusi io riconoscerei la mia prima volta,
Tra quei sorrisi e quella sincerità il mondo era mio
Quella minestra calda quanto mi manca
Essere il primo a tutti i costi davvero stanca
Voglio respirare poesia,
La mia!
Ancora qui
Per dire di si ai miei sentimenti
Con l’onestà di chi non ha mai barato con te
Abbracciami adesso perché è tempo di noi
Io non ti ho scordato, non l’ho fatto mai
Una domenica diversa da qui, talmente lontana
Era un appello che forse per noi non tornerà più
I miei pensieri in volo dalla finestra
Che diventava un pianeta quella mia stanza
Se il coraggio un premio non è, cos’è
Ancora qui
Per dire di si
Riaccendere i sensi
Affinché tu non mi veda più diverso da te
Nessuna dogana per noi
Nè ieri, nè
Ecco
Lascia la porta spalancata alla vita
Anche se l’hanno umiliata, brutalizzata
C’è ancora qualche cosa di me
In ogni latitudine c’è
Qualcosa per cui ritornerei da te
Da te.. ancora da te
Mi accanisco nell’analisi del senso
ossessionato dal concetto d’assillo
che come un tarlo
fomenta il mio dubbio.
Può il pensiero fustigare l’anima
in questa assurda ricerca
tra essenza e sostanza
tra forma e materia
nell’ambizione sciocca
di realizzare
la visione onirica
di un infinito oltre l’orizzonte?
Può il dolore esserne “percorso” di riscatto?
Nel buio delle mie notti insonni
mi aggiro con la mente
per questi vani tracciati pleonastici
subendone l' incongruo fascino.
Inerme
non ho voglia né forza per difendermi da questo
non ho forza né voglia di lottare per questo
La mente sanguina
Il mio cuore è infetto
Le idee tagliano come lame
aiutate dalla meschinità delle mie miserie
oltre che da qualche bicchiere di troppo.
Galleggio impotente
in questo spazio
senza sfondo né figura
aspirando ad una definizione
ma vivendo la mimesi
dell’uomo imperfetto
L'unico mio sostegno
è la speranza
che il dubbio
alimenti ancora
l’esigenza della ricerca
nonostante tutto

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sie della morte) e senza mutamento.
Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.
Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.
Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell'ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l'Infinito.
Gabriele D'Annunzio
Ingabbiato
dal mio cerchio crudele
guardo al di la del fuoco
il mondo
desiderandone l’alito
Mani gentili
mi invitano
al convivio
di una vergine
sposa
macchiata di sangue
Le mani allungo
a rubarne i pensieri
ma la vampa del rogo
brace
farà delle mie carni
quando
il vento di maestrale
disperderà
le sterili ceneri
del mio essere
un miraggio soltanto

Seguirò la mia strada difficile e tortuosa
non posso fare altro
e non so fare diversamente
Raccoglierò i petali di amianto che incontrerò sul mio cammino
e li conserverò nella bisaccia, facendone tesoro
Mi lacererò i palmi delle mani con le spine nascoste tra le spighe
e leccherò le mie ferite con la saliva del sollievo.
Mi piagherò i piedi
ed il sudore mortificherà le mie carni
ma sovrasterò il dolore
andando avanti
Ogni bivio mi confonderà la vita
ma io continuerò… senza sosta
incosciente e testardo come mia natura.
Mi tapperò le orecchie con cera di api
per non sentire il canto delle sirene
che disorienteranno il mio cammino
Mi legherò le scarpe con i sassi
per non cadere nella tentazione della corsa
Mi sfamerò con noci d’arabia raccattate sul selciato
e mi disseterò con vino d’acero dal sapore dolciastro
Camminerò di notte
comprendendo la traiettoria delle stelle
unico mio orientamento
Non ci sarà pioggia che potrà intralciare il mio cammino
e non mi fermerà il freddo né il ghiaccio
Non ascolterò il canto dei demoni vaganti
né la nenia stridula dei rapaci notturni
Andrò avanti… puntando a nord
sempre
seguendo la stella più luminosa
la più bella
quella stella attorno alla quale ruotano tutte le altre stelle
l’unico riferimento del mio viaggiare
l’unica ragione e l’unico sostegno
la mia unica… esclusiva… incomparabile
Stella Polare